Commercio Economia 

Caro carburanti, Dameri: «Price cap per tutti i marchi, tutelando i gestori»

Il direttore di Confesercenti Liguria apprezza il tetto introdotto da Eni, ma chiede una regola valida per tutta la rete e rimborsi adeguati ai benzinai che hanno acquistato scorte a prezzi più alti. Anche Faib e Fegica sollecitano un intervento normativo

Il tetto ai prezzi dei carburanti annunciato da Eni può offrire un sollievo ad automobilisti e imprese, ma secondo Andrea Dameri, direttore di Confesercenti Liguria, non deve restare un’iniziativa limitata a un singolo marchio né scaricare i costi sui gestori delle stazioni di servizio.

Dal 28 settembre Eni applica ai carburanti distribuiti con il marchio Enilive un prezzo massimo di 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 euro per il gasolio: circa 17 centesimi in meno rispetto ai livelli medi indicati dalla società. Il provvedimento ha una durata iniziale di 30 giorni, con possibilità di proroga fino alla fine dell’anno.

«L’azione di Eni prova a tamponare un problema enorme per il Paese, ma deve essere estesa a tutti i marchi e non può essere a spese dei gestori», osserva Dameri. La proposta di un price cap, ricorda, era stata avanzata dalla Federazione Autonoma Italiana Benzinai di Confesercenti e dalla Federazione Italiana Gestori Carburanti e Affini durante un’audizione in Senato. Per Confesercenti Liguria, perché la misura sia efficace e non alteri la concorrenza, serve una norma che la applichi all’intera rete di distribuzione.

Il nodo più urgente riguarda i gestori che hanno ricevuto rifornimenti dalla compagnia a prezzi più elevati e si trovano ora a vendere il carburante con un tetto inferiore. In questi casi, avverte Dameri, la perdita può arrivare a 3-5mila euro per una fornitura, a fronte dei 1.500 euro che Eni avrebbe messo a disposizione. Un divario che rischia di mettere in difficoltà le singole attività, anche sul piano della liquidità necessaria per acquistare le successive scorte.

Il direttore di Confesercenti richiama anche il margine dei gestori, che definisce fisso e mediamente compreso tra tre e quattro centesimi al litro. Il guadagno, spiega, non cresce con il prezzo alla pompa e non dipende dal livello delle accise, stabilito dal Governo. Per questo, se altre compagnie decidessero di replicare l’iniziativa senza rimborsare adeguatamente i gestori, le conseguenze economiche potrebbero ricadere ancora una volta sugli esercenti.

Sulla stessa questione intervengono, in un comunicato congiunto, Faib e Fegica. Le due organizzazioni accolgono positivamente la decisione di Eni per il possibile beneficio a consumatori e automobilisti, ma parlano di ricadute già pesanti sulle gestioni, che intendono affrontare nel confronto con le compagnie petrolifere. Secondo le sigle, il tetto dimostra che esiste uno spazio economico per ridurre i prezzi e che la misura è concretamente praticabile.

Le associazioni chiedono però di passare da una decisione volontaria di una singola azienda a una regolazione pubblica, temporanea, dinamica ed equilibrata, valida per tutti gli operatori. Nel comunicato sostengono inoltre che, nei mesi scorsi, oltre due miliardi di euro di risorse pubbliche sarebbero finiti nelle tasche di privati. Per questo sollecitano Governo e Parlamento ad assumere direttamente la regia dell’intervento e a varare una riforma del settore.

Dameri segnala infine che l’incertezza sulle decisioni degli altri marchi sta già generando confusione nella rete distributiva. La situazione, conclude, è critica per automobilisti e autotrasportatori, ma anche per i benzinai chiamati ad anticipare somme consistenti per ogni rifornimento. Senza regole comuni, protezioni per i gestori e interventi strutturali sui prezzi, il rischio è che il sollievo alla pompa si traduca in nuove perdite per chi distribuisce il carburante.

In copertina: foto di repertorio


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